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Diritti LGBTI, c’è ancora tanto da fare

Quest’anno ci mancheranno molto gli enormi raduni del Pride, anche se tantissime iniziative si possono seguire online. Nonostante decenni di conquiste, per i diritti LGBTI c’è ancora moltissimo da fare. Ce lo ricorda fra l’altro il nuovo rapporto del Fra, l’Agenzia europea per i Diritti Fondamentali – la più grande ricerca nel suo genere, con le testimonianze di 140 mila persone LGBTI dai 28 paesi dell’Unione. Che ci dicono che la situazione non è poi molto cambiata nei sette anni trascorsi dal rapporto precedente, soprattutto dove i diritti incrociano la cultura diffusa, la convivenza sociale e l’accesso ai servizi.

Per molte persone LGBTI è ancora molto difficile tenersi per mano in pubblico, essere aperti sulla propria vita sentimentale e sessuale sul luogo di lavoro, camminare per le strade senza timore di essere importunate o molestate, accedere alle visite mediche senza imbarazzi o senza dover sopportare richieste fuori luogo. Il 40% di coloro che non nasconde di essere LGBTI dice di aver subito molestie; è una percentuale impressionante, e il timore di aggressioni fisiche o sessuali è purtroppo molto fondato.

Le discriminazioni permangono nella vita quotidiana, al lavoro, a scuola, nei bar, nei ristoranti, nei locali notturni; quando si cerca casa, quando si accede ai servizi sociali, quando si fanno acquisti nei negozi. Ancora oggi, le vittime di discriminazione non se la sentono di denunciare, non solo alla polizia ma a qualunque tipo di organizzazione. I più vulnerabili sono i giovanissimi fra i 15 e i 17 anni, anche se è confortante che dicano di notare che a scuola se ne parla più spesso e che ci sono sempre più persone che li difendono. Infine, che vivano in paesi Ue più meno tolleranti – l’Italia se la cava un poco meglio rispetto alla media europea – tutti i partecipanti alla ricerca sottolineano che le leggi e le politiche e il comportamento dei politici e delle figure pubbliche hanno un impatto diretto sulla loro vita. Per questo le istituzioni devono fare la loro parte, e noi non ci fermiamo, a cominciare dalla proposta di legge Zan sull’omotransfobia attualmente in discussione in commissione Giustizia alla Camera e che dovrebbe essere votata a luglio. Buon Pride.