La nostra risoluzione in risposta all’aggressione militare turca

Con la risoluzione approvata oggi, il Parlamento Europeo ha espresso con forza una condanna all’intervento militare unilaterale della Turchia, esortandola a porre fine immediatamente all’operazione militare. È un’espressione importante e netta, di cui i governi europei, fin qui troppo timidi, devono tenere conto. 

Grazie al nostro lavoro la risoluzione chiede chiaramente non solo di cercare tutte le soluzioni diplomatiche, ma di avviare l’imposizione di un embargo globale sulle vendita di armi alla Turchia, nonché la definizione di sanzioni economiche e commerciali. La difesa del popolo curdo, che è stato il principale avversario dell’Isis ed è avamposto di libertà e democrazia in quell’area, è un obbligo al quale non possiamo in nessun modo sottrarci.

Sulla copertura sanitaria universale

Fra le cose importanti di cui abbiamo discusso in plenaria a Strasburgo in questi giorni c’è anche la copertura sanitaria universale, su cui le Nazioni Unite hanno preso un forte impegno. Qui nel mio intervento ho ribadito un principio che mi sta molto a cuore: che la tutela sanitaria per tutti va vista non come un costo, ma come un investimento.

Le piazze per il popolo curdo e le timidezze europee

Molti cittadini europei in questi giorni stanno prendendo la parola o manifestando per opporsi all’aggressione di cui si sta rendendo protagonista Erdoğan. A questo però, spiace constatare, non corrisponde ancora una risposta istituzionale e diplomatica all’altezza della situazione.

Nel Parlamento Europeo il fermento è grande e diverse sono le iniziative messe in campo. Dure e ferme sono state le parole del Presidente Sassoli, così come netto è stato il dibattito nel suo complesso che si è tenuto in plenaria della scorsa settimana. Inoltre, in 225 parlamentari europei, abbiamo scritto all’Alto Rappresentante Federica Mogherini chiedendo alcuni impegni precisi, incluse la messa al bando di esportazioni di armi europee alla Turchia e la possibilità di imporre sanzioni mirate e limitazioni ai visti per chi è responsabile di violazioni dei diritti umani. 

Su questo si è sviluppato anche il confronto nell’ambito del gruppo dei Socialisti e dei Democratici  dove sono intervenuto proprio oggi.

Abbiamo chiesto la convocazione immediata della Delegazione parlamentare (di cui sono membro) che segue i rapporti con la Turchia e la settimana prossima il tema approderà finalmente nella sessione plenaria di Strasburgo. Mi auguro, come tanti, che la risoluzione che sarà adottata alla fine del dibattito parlamentare non sia tenue o ambigua. Servono infatti impegni cogenti. 

Schematizzando, sapendo ovviamente che la materia è delicatissima e complessa, direi che si devono mettere in campo più atti: l’embargo delle armi, le sanzioni di carattere commerciale, la definizione di una “no-fly zone”. Inoltre serve che la comunità internazionale si assuma la responsabilità di organizzare una forza di interposizione a difesa di un popolo, quello curdo, sotto attacco.

Perché il punto politico più rilevante è questo: non siamo di fronte ad un’azione per la “sicurezza nazionale” della Turchia ma di fronte a un’invasione. 

Spiace constatare che, in questo contesto, dal vertice dei Ministri degli Esteri UE non riescano a emergere impegni altrettanto stringenti, a partire (perfino!) dalla vendita di armi che è stata derogata a faccenda nazionale e limitata ai contratti futuri. Non è sufficiente e non può essere così debole, incerta e frammentata la voce dell’Europa rispetto a una tragedia che sta avvenendo ai nostri confini. In gioco ci sono i nostri valori fondamentali, anche questi oggi sotto il ricatto di Erdoğan, che sprezzante minaccia di “consentire” l’invasione di migranti.

La verità però è che dietro questa minaccia di Erdoğan non c’è solo un ricatto inaccettabile, ma anche la debolezza  europea che deve finire subito. Abbiamo fornito più di tre miliardi per organizzare l’accoglienza dei profughi sotto la responsabilità della Turchia, mondandoci le coscienze e non volendo avere a che fare, così, con  il tema dei migranti e dei rifugiati, principalmente quelli in fuga dalla guerra in Siria e dall’Isis. 

Abbiamo pagato senza pensare alle violazioni dei più elementari diritti umani (il 18 settembre ho presentato un’interrogazione parlamentare su questo insieme a Patrizia Toia) e fino a qualche giorno fa c’era, perfino, chi “avviava” le discussioni per il rinnovo degli accordi medesimi.

Mi piace pensare che l’Europa vera sia quella delle piazze che chiedono la fine dell’aggressione turca e non quella timida e balbettante uscita dal vertice in Lussemburgo.

Anche per questo, con molta umiltà di fronte alla sofferenza di un popolo, ho incontrato ieri i rappresentanti in Europa di HDP, il partito turco che unisce le principali forze filo-curde e di sinistra. È stato un incontro importante e intenso che mi ha dato uno spaccato ancora più profondo della drammatica situazione che sta vivendo chi è aggredito. 

Inoltre ho avuto l’occasione di incontrare, proprio ieri sera,  Muharrem İnce, del partito socialdemocratico CHP e principale avversario di Erdogan alle ultime presidenziali. Non lo nego: non si è trattato di un confronto semplice.

Ognuno in queste ore deve tentare di fare la sua parte. E deve sapere che dovrà farla anche nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Poiché un’altra crisi umanitaria è cominciata. 

Istruzione e migrazione

Oggi sono stato molto felice di ospitare qui a Bruxelles una discussione che considero di enorme importanza e attualità. Il Sindacato Europeo dell’Educazione, ETUCE, e la Federazione Europea Datoriale dell’Educazione, EFEE. hanno organizzato un momento di incontro per presentare uno studio su tre comunità scolastiche in Spagna, Serbia e Belgio, a conclusione di un progetto che mira all’inclusione sociale di migranti e rifugiati nella scuola. 

Dai risultati della conferenza di oggi, ETUCE ed EFEE – che rappresentano rispettivamente insegnanti, formatori, educatori di 51 paesi e 132 sindacati, e datori di lavoro dell’istruzione di 21 paesi europei – vogliono elaborare alcune linee guida pratiche e un Quadro di Qualità per l’Inclusione dei Migranti e dei Rifugiati nell’educazione

L’accesso a un’istruzione di qualità, la possibilità di parlare la stessa lingua, di considerarsi parte di una comunità e di avere le stesse opportunità e la stessa capacità di immaginare e realizzare il proprio futuro, sono diritti preziosissimi, e irrinunciabili elementi di eguaglianza. Questo vale per tutti senza distinzione, ma richiede una cura maggiore per chi arriva in Europa, spesso fuggendo da guerra, fame e violenze. Compito dell’UE è non lasciare soli gli attori della società civile e costruire un quadro politico che garantisca questi diritti e, soprattutto, ne consenta la realizzazione materiale. 

Il trailer del film Education without borders, presentato oggi alla conferenza, che documenta il progetto di ETUCE ed EFEE

Un piccolo primo passo

Un piccolo, primo, passo avanti. Abbiamo votato oggi il parere della Commissione sviluppo e cooperazione al rapporto che accompagnerà l’adozione del bilancio generale dell’UE per il 2020. Sono stati approvati due emendamenti che ho presentato sul tema dei fondi fiduciari e che ritengo particolarmente importanti. Nei testi si considera sbagliata e inopportuna la distrazione di risorse destinate allo sviluppo per la gestione delle frontiere, come nel caso del finanziamento della guardia costiera libica; soprattutto si denuncia l’assenza di controllo parlamentare su queste risorse. Abbiamo chiesto che la Commissione diffonda tutte le informazioni su quello che viene deciso nei comitati operativi e anche che venga assicurata una presenza parlamentare in quella sede. Ora la palla passa alla Commissione bilancio, successivamente alla plenaria. Noi continuiamo a insistere.

Due domande sull’uso del Fondo Fiduciario

Oggi in aula abbiamo ascoltato Jutta Urpilainen, la nuova Commissaria europea designata ai partenariati internazionali, alla quale ho avuto l’opportunità di porre due domande. Mi sono concentrato in particolare sullo strumento dei fondi fiduciari. Dietro la flessibilità di questo strumento si è nascosta un’opacità attraverso la quale risorse destinate allo sviluppo ed al contrasto alla povertà ed alle ragioni profonde delle migrazioni sono state dirottate sul controllo delle frontiere, senza alcuna garanzia per il rispetto dei diritti umani. Passa da lì, ad esempio, il finanziamento alla guardia costiera libica. Ho chiesto alla commissaria designata se riconosce che questo tipo di utilizzo dei fondi sia incompatibile con la missione del Parlamento, e se pensa che i parlamentari dovranno avere su questo un controllo diretto.

Che cosa sarà Casa Comune?

L’Associazione Casa Comune è una nuova rete di militanti per i diritti sociali e civili, un luogo di formazione e informazione.

La promozione dei diritti sociali e civili è il filo che tiene insieme le donne e gli uomini di Casa Comune. Un nuovo network di militanti del sociale, dell’impegno civile e culturale, del cambiamento della politica. L’associazione si propone come un luogo di incontro, formazione, informazione ed intende portare il proprio contributo alla costruzione di un campo largo di forze – politiche e non solo – di chiara ispirazione democratica.

A partire da queste semplici (ma ambiziosissime!) considerazioni si struttureranno alcuni progetti di lavoro, portati avanti con l’idea di favorire il massimo dell’incontro tra persone, associazioni, esperienze organizzate note e meno note. L’associazione, inoltre, si metterà a caccia di “idee” e cercherà di stimolare la massima partecipazione di persone che non sempre si sono sentite coinvolte o rappresentate dall’agire politico più tradizionale.

In questo quadro si indicano alcune delle prime “tappe”.

Il CASA COMUNE FORUM (periodo: novembre, dicembre 2019): una due giorni di incontri e momenti di riflessione su alcune delle grandi sfide di questo tempo, sfide che richiedono un pensiero progressista acuto e “lungo” e una potente voglia di cambiamento. La lotta alle diseguaglianze, la crisi climatica, il valore del riscatto sociale, la costruzione della società aperta, il nuovo corso dell’EUROPA.

La SCUOLA DI FORMAZIONE PER L’EUROPA (periodo a partire dalla primavera del 2020): un ciclo di incontri di formazione sull’Europa, le sue istituzioni, le sue ambizioni e le insidie che l’accompagnano.

Il PREMIO IL SOCIALE MIGLIORE (periodo maggio 2020): l’istituzione di un Premio conferito alle esperienze che innovano di più nel campo della promozione della persona. Una piccola factory delle storie più interessanti nell’ambito delle politiche di inclusioni e del sostegno alla fragilità. 

Il FESTIVAL LE BELLE BANDIERE (periodo da definire, nell’ambito del 2020): un festival incentrato sul valore di alcune grandi personalità della storia del pensiero progressista italiano, europeo, internazionale. Un viaggio multimediale alla ri-scoperta di parole, scelte e riflessioni da non dimenticare.

Il PROGETTO MILANO SARÀ: in che città vivranno le donne e gli uomini di Milano durante e dopo le Olimpiadi del 2026,  magari a seguito di alcune grandi trasformazioni urbane, come quelle degli scali ferroviari? E come sarà la città sul piano demografico e degli indicatori socio-economici, nel 2030 e nel 2040? Quali tipi di innovazioni la condizioneranno di più e condizioneranno maggiormente la vita di tutti i giorni delle cittadine dei cittadini? “Milano sarà” si propone come il luogo per ragionarne. 

Il PROGETTO CORVETTO: un quartiere “pilota” di tentativi di aggregazione di energie e reti presenti sul territorio per cambiarlo. Questo sarà il Progetto relativo a una zona complicata e ricca di Milano. Un quartiere particolare e segnato da possibili trasformazioni.

Il rapporto con il Parlamento Europeo, le iniziative sul contesto internazionale.

Casa Comune avrà i piedi piantati nel mondo e sarà in costante contatto con il Parlamento Europeo, innanzitutto attraverso l’azione di Pierfrancesco Majorino, dei suoi collaboratori e del suo Ufficio operativo nella città di Milano (ufficio attualmente in fase di costituzione).

I temi della lotta alle povertà, della coesione sociale, del lavoro, delle politiche di cooperazione e sviluppo, dell’immigrazione, dei diritti umani, dell’infanzia, dei beni comuni saranno così affrontati da un duplice punto di vista. Quello di chi è presente nelle istituzioni e quello di chi lavora attivamente sul territorio. Come saranno affrontate, per produrre occasioni di approfondimento attivo, le questioni relative alle crisi internazionali e alle dinamiche globali che condizionano il presente e il futuro dei popoli.

In questa cornice si inseriranno alcune iniziative di riflessione e studio, con particolare attenzione rivolta all’attività delle Commissioni Parlamentari su Sviluppo e Cooperazione, Occupazione e Affari Sociali, Affari Esteri e Sicurezza e Difesa. 

Questo è solo l’inizio di un cammino.  Avremo bisogno del tuo contributo! 

Lettera al capo delegazione Ue in Egitto

Con altri 37 deputati europei abbiamo scritto questa mattina all’ambasciatore Surkoš, capo della delegazione UE in Egitto, chiedendo di utilizzare tutti gli strumenti in suo possesso perché gli attivisti per i diritti umani egiziani possano partecipare alla Universal Periodic Review sul loro paese che si svolgerà a Ginevra il 13 novembre. Sarà un’occasione unica per valutare la situazione dei diritti umani in Egitto, ma rischia di risultare priva di voci e testimonianze fondamentali, visto che molti attivisti e difensori dei diritti umani sono soggetti a misure restrittive, fra cui il divieto di viaggio. Le carenze democratiche e le violazioni di diritti umani e civili in Egitto sono evidenti e frequenti. Lo dimostrano anche gli arresti e la repressione delle manifestazioni di questa settimana. L’UE non può far finta di nulla e deve mettere democrazia e diritti umani come premessa essenziale delle relazioni diplomatiche. 

lettera al capo delegazione Ue in Egitto in vista della prossima Universal Periodic review sui diritti umani che si terrà a Ginevra il 13 novembre.

Una Casa Comune

È un nuovo progetto, e lo presentiamo per la prima volta venerdì 27 da Open, in viale Montenero 6 a Milano.

Sulla memoria

Grazie Presidente, 

il confronto sul valore della memoria è essenziale per rafforzare il progetto Europeo e per scommettere sul futuro dell’Europa.

Soprattutto in un tempo come questo.

Segnato da tante spinte nazionaliste e pure da tentativi, come si è discusso proprio ieri in quest’aula, di mettere in discussione la democrazia europea attraverso azioni e ingerenze provenienti da forze esterne.

Discutere della memoria, infatti, in una sede straordinariamente rilevante per la democrazia mondiale come questa, vuole dire riflettere sulla sua attualità.

Per questo voglio che in quest’Aula vengano pronunciate le parole di una donna straordinaria. Liliana Segre, superstite dell’Olocausto e sopravvissuta ad Auschwitz, e oggi senatrice a vita italiana e impegnata con ostinazione a contrastare il razzismo e la deriva nazionalista e a difendere la nostra CASA COMUNE: 

“Coltivare la memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare”.