Conversazione con Francesco Longo

Proseguiamo le nostre conversazioni con gli addetti ai lavori sul #coronavirus – questa volta con le riflessioni importanti del professor Francesco Longo, docente del Centro Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale dell’Università Bocconi e membro del Consiglio Superiore di Sanità, che spiega in che senso la sanità italiana è sottofinanziata, e quali siano i riflessi sociali delle scelte che si compiono in questo campo.

Due interviste alla radio

Da oggi su questo profilo Soundcloud trovate i miei interventi audio – in questi giorni ho parlato sia con Radio Popolare sia con Radio Lombardia. La prima intervista è sulla complessa situazione dell’Europa nell’emergenza Coronavirus, e la seconda è sull’impatto dell’emergenza sul territorio e sull’Europa, e su quel che c’è e ci sarà da fare nel prossimo futuro.

Il primo voto in remoto nella storia del Parlamento europeo

Il Parlamento Europeo sta votando oggi, per la prima volta in remoto, sui primi tre provvedimenti legislativi presentati dalla Commissione Europea in risposta all’epidemia Covid-19. 
Dopo un primo voto proprio per accettare la procedura di voto a distanza, voteremo per attivare il Coronavirus Response Investment Initiative: lo stanziamento di 8 miliardi dai fondi di coesione che dovrebbero attivarne fino a 37, da usare come risposta immediata all’emergenza sanitaria, estendiamo la possibilità di utilizzare il Fondo Europeo di Solidarietà anche in caso di emergenze sanitarie e congeliamo le normative per l’utilizzo degli slot aeroportuali (in modo da evitare che le compagnie aerei facciano viaggiare aerei vuoti pur di non perdere gli slot).

Casa Comune: un nuovo servizio di ascolto e informazione nell’emergenza Coronavirus

In queste ore come Casa Comune stiamo facendo partire una nuova iniziativa: un servizio di ascolto e informazione nell’emergenza Coronavirus. Per dare una mano nel passaggio delle informazioni, per aiutare chi si sente spaesato, per sostenere le istituzioni che si danno da fare e le organizzazioni che aiutano chi ha bisogno.

Scrivendo a info@casacomune.eu si potranno avere informazioni sui servizi domiciliari e per i più fragili a Milano e non solo, chiarimenti sulle politiche attivate nell’emergenza Coronavirus a livello nazionale ed europeo, spiegazioni sulle misure in vigore.

Una rete di attivisti e professionisti in remoto fornirà consigli utili innanzitutto promuovendo quanto viene messo in campo dalle istituzioni e cercando di semplificare alcuni messaggi. Collaboreremo fra l’altro con l’Help Center Coronavirus inaugurato lunedì 23 marzo, che offre anche ascolto psicologico.

Inoltre l’indirizzo info@casacomune.eu potrà servire anche per segnalare eventuali situazioni difficili e per rivolgere appelli ai rappresentanti delle istituzioni.

Intervista a Massimo Galli

Come promesso, ho rivolto alcune delle vostre domande sull’emergenza Covid19 al professor Massimo Galli, direttore e responsabile Malattie infettive dell’ospedale Luigi Sacco di Milano, che in queste settimane è in prima linea nella cura delle persone contagiate e molto gentilmente ci ha dedicato un po’ del suo tempo. 

Si tratta di una breve intervista che ho realizzato in “punta di piedi” perché davvero chi svolge una funzione come la sua in questo momento non ha il tempo nemmeno per fermarsi un attimo.

Ovviamente l’ho ringraziato mille volte – e continuerò a farlo – per quello che fa (come ringrazio tutti gli operatori, gli infermieri e i medici: speriamo di ricordarci del loro valore e del loro sacrificio anche quando l’emergenza sarà passata).

Ecco il resoconto del nostro dialogo.

Come giudica l’evoluzione della diffusione del virus, e cosa ci può dire sul tempo che ci vorrà per vedere qualche miglioramento? 

In Italia, in particolare nel Lodigiano, il virus ha circolato indisturbato per quasi quattro settimane, a partire dall’ultima settimana di gennaio, prima che emergessero i primi casi e si adottassero misure di contenimento. Quanto è bastato per infettare migliaia di persone anche al di fuori della zona rossa del lodigiano. Una situazione simile a quella di Wuhan, dove ha probabilmente circolato per più di un mese prima di dar segno evidente di sé. Se il declino dell’epidemia a Wuhan si è cominciato ad apprezzare, a seguito di misure anche più drastiche delle nostre, solo nei giorni scorsi, vien fatto di pensare  che, se i provvedimenti adottati funzioneranno, i risultati li vedremo a fine aprile. Ma si tratta comunque di previsioni azzardate.

Perché un contagio così intenso proprio in Lombardia?

In Lombardia il virus è entrato con una persona che si è infettata nel contesto di un episodio epidemici circoscritto avvenuto a Monaco di Baviera in seguito a riunioni a cui ha partecipato una persona venuta da Shanghai. È possibile che questa unica immissione sia stata responsabile dell’intera epidemia. Il fatto che l’infezione non sia pervenuta direttamente dalla Cina ha reso vane le misure restrittive sui voli diretti e non ha reso possibile il suo immediato riconoscimento. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e rappresentano un’importante lezione anche per gli altri paesi europei.

L’Italia sembra aver anticipato una situazione che si sta allargando al resto d’Europa. Come giudica quella teoria avanzata dalle autorità britanniche, quell’idea, almeno cosi è stata percepita, di non porsi enormi problemi rispetto al contagio, evitando così di frenare lo sviluppo economico. Ha senso confidare nell’immunità di gregge?

In Europa, dai dati che emergono e per i ritardi nella risposta, temo che molte nazioni si avviino a ripetere l’esperienza italiana. Mi sembra che l’impegno nel circoscrivere i primi focolai sia spesso stato insufficiente. Convengo che non è facile, per i politici, prendere certe decisioni, ma le elezioni in Francia sono state un segnale di macroscopica sottovalutazione e di confusione per la gente. La posizione del premier britannico  di accettazione passiva dei morti, prevalentemente anziani e poveri, si commenta da sola, mentre l’uscita sull’immunità di gregge è pure nonsense. Non sappiamo neppure se l’infezione conferisce ai guariti un’immunità permanente e blaterare su basi tanto insufficienti che se il 60% dei britannici si facessero l’infezione allora si instaurerebbe l’immunità di gregge è nella migliore delle ipotesi una semplice ipotesi su un’ipotesi, nei fatti una baggianata. Nel passato malattie come il morbillo e il vaiolo, che hanno un numero riproduttivo basale assai più alto, ci hanno messo generazioni (secoli) per diventare malattie dei bambini, cioè in grado di dare epidemie solo quando si era formato un numero di suscettibili sufficiente a vanificare l’immunità di gregge. Rimanendo, tuttavia, sempre presenti nella popolazione. Questo virus ha un R0 più basso, ma molta più gente da infettare in un mondo oggi sovrappopolato e globalizzato. Liberarsene o contenerlo attraverso l’immunità di gregge mi sembra abbastanza utopico. Il 60% dei Britannici fa quasi 40 milioni di persone. Anche considerando un molto ottimistico 3% di decessi, il totale farebbe un milione e duecentomila morti.  

Quali strade deve conoscere il sistema sanitario dopo il COVID19? Questa crisi cosa lascerà in eredità in termini di priorità e di scelte?

COVID 19 lascerà un segno indelebile. Preconizzare come cambierà la sanità è molto difficile. In qualche modo andrà superata una regionalizzazione che ha portato a contraddizioni assurde, per non parlare degli sprechi e delle inefficienze in alcune regioni. Mi auguro che la rete dei reparti di malattie infettive, mai sviluppata fino in fondo e da anni sotto attacco di iniziative locali volte solo a tagliare, ne esca rafforzata e che il suo ruolo sia finalmente indiscusso. E che i letti di rianimazione siano finalmente in numero adeguato alle esigenze della popolazione, con un margine per la copertura di eventuali emergenze. A dover cambiare radicalmente credo debba soprattutto essere la medicina territoriale, le cui inadeguatezze stanno chiaramente emergendo in questa situazione, coperte solo dal clamore mediatico incentrato sulle enormi difficoltà degli ospedali a far fronte alla marea montante di pazienti. Questa guerra si vince nei territori, ove le armate sono deboli e insufficientemente coordinate. Poiché una crisi è anche un’opportunità, mi auguro che i programmi di telemedicina che per forza di cose si dovranno sviluppare per seguire la gente a casa e le quarantene rimangano come importante eredita per seguire in futuro una popolazione sempre più anziana.

Le parole di Massimo Galli sono importanti, in alcuni casi sono pietre.

Come lo sono le sue affermazioni di queste settimane, le riflessioni dei suoi colleghi, le testimonianze di medici, infermieri, pazienti, famigliari.

La centralità della salute, della salvaguardia e del rilancio del Servizio Sanitario Nazionale, un sistema potente e unico ma pure sottofinanziato e colpevolmente trascurato devono diventare un’ossessione del Paese e più in generale il banco di prova per la nuova Europa. Poichè quella vecchia sta soccombendo.

Ce ne dovremo ricordare quando l’allarme sarà cessato e l’attenzione di tutti si sarà spostata altrove.

Conversazione con Rosaria Iardino

Ecco un’altra delle nostre conversazioni nei giorni complessi delle misure contro il #coronavirus: stavolta con una figura emblematica come Rosaria Iardino, presidente di Fondazione The Bridge, che da anni si occupa di politica della salute. Con lei ho parlato di paure, percezione e reazione.

Conversazione con Maria Rita Gismondo

Sono giorni complicati e difficili. Giorni “sospesi”. Facciamo i conti con minacce globali e insicurezze locali.
Di questo e altro ho parlato, in una chiacchierata molto informale, ricavata in un suo ritaglio di tempo, con una persona che conosco da anni perché incontrata nelle “strade” del sociale milanese: Maria Rita Gismondo, direttrice Microbiologia clinica, virologia e diagnostica bioemergenze dell’ospedale Sacco di Milano. Ecco la nostra conversazione.

Immigrazione: appello di Pietro Bartolo, Pierfrancesco Majorino, Elly Schlein

IMMIGRAZIONE: IN ITALIA E IN EUROPA
C’È BISOGNO DI UNA SVOLTA

Di Pietro Bartolo, Pierfrancesco Majorino, Elly Schlein

In Italia e in Europa c’è bisogno di una svolta radicale in materia di politiche di immigrazione.
Per questo rivolgiamo al governo un appello preciso: ci si faccia carico di scelte più nette rispetto a quelle operate fin qui.
Serve una nuova legge quadro su di una materia che fin qui è stata affrontata attraverso le lenti dell’insicurezza, della paura, della fragilità dei progetti di inclusione e integrazione.

E serve una nuova legge sulla cittadinanza che cancelli l’odiosa differenza tra bambini che nascono e crescono in questo Paese e che devono essere sempre riconosciuti come italiani.

La cancellazione dei decreti Salvini, il superamento della Bossi-Fini, il potenziamento dell’accoglienza diffusa, il rilancio di SPRAR, un grande piano nazionale per la piena integrazione, il sostegno al soccorso in mare, la nuova gestione dei flussi contro qualsiasi illegalità, l’annullamento del memorandum con la Libia in cui la situazione non garantisce il rispetto diritti fondamentali e la cancellazione di quella autentica vergogna costituita dai campi di detenzione: tutto ciò deve e può essere il cuore di una nuova pagina da scrivere immediatamente attraverso il nostro Paese.

Un Paese che, ovviamente, non va lasciato solo.

Anche per questo è sempre più necessario che in sede europea si approvi davvero la riforma di “Dublino” e vinca la logica della comune responsabilità nella gestione dei processi di accoglienza e non quella della continua deresponsabilizzazione che aiuta i trafficanti e tratta i migranti come un nemico da respingere.

Sul sostegno alla disabilità in Europa

Oggi in Commissione Occupazione e Affari Sociali sono intervenuto sulla strategia dell’Unione Europea sulla disabilità, sottolineando alcune esigenze: quella di coinvolgere direttamente le persone con disabilità nella progettazione delle strategie di sostegno; di creare strategie molto più personalizzate per i diversi tipi di disabilità; e, nell’assistenza alle persone con disabilità gravi, di creare standard minimi per tutti i paesi europei, da applicare con rigore.